Denis Trento e Robert Antonioli insieme al fil di cielo sulla Cresta di Rochefort e la traversata delle Jorasses

Il report di Denis Trento che, insieme a Robert Antonioli, sabato 4 agosto ha abbinato la Courmayeur Mont Blanc Skyrace alla cavalcata della Cresta di Rochefort e alla traversata delle Grandes Jorasses per scendere poi al rifugio Boccalatte e a Planpincieux. Un velocissimo raid che abbina la corsa in montagna all’alpinismo in alta montagna.

Iniziamo mettendo subito in chiaro che qui non si parla di record assoluto. Ciononostante, si tratta di un raid in montagna velocissimo e molto particolare effettuato da Denis Trento e Robert Antonioli che, sabato scorso, hanno abbinato alla gara di corsa in montagna Courmayeur Mont Blanc Skyrace alla Cresta di Rochefort per poi traversare le Grandes Jorasses e scendere al rifugio Boccalatte e a Planpincieux. Una cavalcata sul filo del cielo, esposta come poche, effettuata a tratti in cordata. Come è evidente, Trento e Antonioli sono tra i migliori interpreti di questo stile di salita e, come è altrettanto evidente guardando il video, questo stile impone oltre all’eccellente preparazione fisica e tecnica, oltre alla esperienza e motivazione, anche una consapevolezza e capacità di prendersi dei rischi non indifferenti. Ecco il raconto di Denis Trento.

A FIL DI CIELO di Denis Trento

Mettiamo di avere come opzioni il partecipare ad una gara ben organizzata, in una location da sogno, magari pure davanti al pubblico di casa e un giro su una delle creste più belle delle Alpi. Quando la scelta è troppo ardua, allora è meglio non decidere affatto!

Come molte altre volte, l’inizio delle nostre fatiche sarà accompagnato dal countdown di Silvano Gadin. Allo zero inizia paradossalmente la parte più temuta della giornata, i primi 3 km di pianura. Diciamo pure che se non avessimo sfondato nello sci alpinismo, difficilmente avremmo impensierito Mo Farah…

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Una volta che l’orizzonte si raddrizza davanti ai nostri piedi, tutto torna quantomeno gestibile e arriviamo rapidamente in cima alle terrazze della Skyway rispettivamente 6° e 8° in poco più di 1h 50′. Giusto il tempo di fare i complimenti ai nostri fortissimi compagni Mago e Magnini, che hanno dominato la gara, infliggendoci oltre 10′ di distacco, e siamo già nelle segrete del Rifugio Torino. Lì ci aspettano mio suocero Armando e Matteo con il materiale alpinistico e un ristoro veloce. Buttata giù una Coca, dopo 20′ dall’arrivo, siamo di nuovo in fase di lancio.

Uno degli aspetti che non avevo però considerato è il trovarsi in pieno giorno e dopo quasi due ore di sforzo in soglia a gestire il momento in cui ti senti un deficiente e ti chiedi che cavolo stai facendo.

Di solito questa fase è mitigata dal buio e dai residui di sonno, e all’alba normalmente ne rimane solo un ricordo quasi onirico. Mi trovo dunque più impegnato del previsto nel contrastare la voglia di fare dietrofront fino alla fine della Rochefort. Fortunatamente per noi l’arrivare in quota ha restituito a Robert lo smalto che compete a chi ha vinto da poco Europei, Pierra Menta e PDG, quindi nella prima parte non devo fare altro che seguirlo, o meglio cercare di non staccarmi troppo.

Nel compiere il gesto meccanico di buttare la prima doppia, finalmente il mio cervello si riallinea con l’obiettivo della cordata. Da quel momento in poi sarebbe comunque più facile proseguire, che tornare indietro. C’è anche da dire che questa volta la gestione della cordata mi pesa più del solito: siamo partiti un po’ alla chetichella, estorcendo un “ni” ai nostri comandanti, in un periodo non troppo allegro per le attività in montagna del nostro reparto. Tra l’altro il caso vuole che 2 anni fa proposi proprio al compianto Giordi di venire con me a fare questa via, ma purtroppo lui era appena partito in vacanza. Ci eravamo ripromessi di fare qualcosa insieme, ma il destino ha deciso diversamente.

Concentrazione extra a parte, la nostra sgroppata a fil di cielo scivola via senza intoppi e in breve ci ritroviamo a camminare sulle due punte più alte delle Jorasses. Nonostante la mia prima frettolosa stretta di mano e il fatto che fossimo in ballo da migliaia di metri, l’etica impone a Robert di percorre anche gli ultimi passi verso la cima vera e propria.

A questo punto ci tocca soltanto fare i conti con la discesa, ma essendo preparati al peggio, rimaniamo quasi sorpresi dalle condizioni ancora più che discrete. Non ci facciamo attendere più di tanto al Boccalatte, anche perché fare visita a Franco è sempre un piacere, soprattutto quando si sta crepando di sete!

Da lì il fondovalle è sorprendentemente vicino, ma purtroppo per Robert, una volta al parcheggio, Bormio non lo è altrettanto. Io fortunatamente da Planpincieux in pochi minuti sono già a casa, ma per compensazione, quella sera passerò il tempo che lui ha speso in macchina girando per casa con un marmocchio urlante in braccio.

Anche questa volta ci troviamo in qualche modo a misurare la nostra performance di cordata, con un tempo in solitaria di 9h 27′, che però già apparteneva a me. La “classifica” ci vede dietro di due ore, che si spiegano in parte con le condizioni, in parte con la solita questione del gestire la progressione in team, utilizzando a dovere le protezioni proprio nell’ottica di ridurre i rischi al minimo, con un atteggiamento un po’ più rilassato, condizioni non top (ma nemmeno brutte) e sopratutto mi sono reso conto che quella volta da solo ero veramente andato forte!

Il tour Courmayeur / Punta Helbronner / Rochefort / Jorasses / Boccalatte / Planpincieux
Courmayeur – Helbronner 1h 52’ 19” 6° classificato a 11’ 20” nella Mont Blanc Skyrace (Robert 8° in 1h 53 16). 25’ cambio di assetto e ripartenza. Gengiva 3h 13’, Aiguille du Rochefort 3h 40’, Canzio 5h 08’, 10’ pausa, P.ta Walker 8h40’, Boccalatte 10h 40’, 10’ pausa, Planpincieux 11h30’

Note sulla progressione
Francamente su una via così, mi sentivo più sicuro da solo, piuttosto che in cordata. Abbiamo usato la corda dal Torino alla terminale per la Gengiva, dopodiché siamo andati slegati per tutta la Cresta Rochefort, fino alle doppie per scendere al bivacco Canzio. Dopo le doppie abbiamo fatto i tiri legati e poi abbiamo proceduto con una conserva non troppo lunga di 10/15m con sempre almeno due protezioni in mezzo. Questo tipo di progressione presuppone un livello quasi paritario tra i membri della cordata, in quanto il primo si limita a trovare i passaggi e a proteggerli, il secondo segue, senza dare preoccupazione eccessiva del fatto che possa cadere. Come si vede però dal video, io, in quanto più esperto dei due e conoscitore della via non andavo avanti a testa bassa ma davo continuamente indicazioni a Robert, in modo da anticipargli quel che avrebbe dovuto fare.

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